Ferdinando I di Borbone e Terra di Lavoro

  • Storia

Nato il 12 gennaio 1751 – un anno prima della posa della prima pietra della Reggia di Caserta – nel palazzo reale di Napoli, da Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia, sposò Maria Carolina d’Austria, figlia dell’Imperatore del Sacro Romano Impero.
Il suo regno è stato uno dei più lunghi nella storia d’Italia ed è al nono posto nella classifica dei regni più lunghi della storia. Regnò, infatti, dal 1759 al 1825, anno della sua morte, con alcune interruzioni nel 1799 e dal 1806 al 1815, a causa della instaurazione della Repubblica napoletana prima, e dell’occupazione napoleonica poi.
Fu re di Napoli come Ferdinando IV e re di Sicilia come Ferdinando III, ma con la fondazione del Regno delle Due Sicilie, nato nel 1816 dalla fusione dei due Stati, assunse il nome di Ferdinando I.

Al di là di certa letteratura denigratoria ormai stantia, Ferdinando I è stato un degno continuatore delle opere iniziate dal padre, che portò a compimento e che perfezionò. In provincia di Terra di Lavoro tre sono i principali vanti che danno tuttora lustro al nostro territorio: l’inaugurazione della Reggia di Caserta, la fondazione della colonia di San Leucio, l’organizzazione e il rilancio di Carditello.

REGGIA DI CASERTA. È il palazzo reale più grande del mondo e il secondo edificio più grande d’Italia, la cui costruzione iniziò nel 1752 sotto Carlo di Borbone e terminò – almeno nella struttura – nel 1774 con il figlio Ferdinando. Il suo indotto occupò una parte rilevante delle attività produttive della città perché, con la costruzione dell’Acquedotto carolino, l’apertura di nuove strade, la realizzazione di strutture militari, scuderie, canetterie ecc., Caserta si evolse da grande centro rurale in una cittadina sviluppata nel settore terziario. Accanto al Real sito, poi, decine di comuni di Terra di Lavoro furono coinvolte nella costruzione del progetto. Per citare solo i più vicini: l’attuale Casagiove con un ospedale dei forzati e dei soldati, Casapulla per acquartierarvi i forzati e il personale di guardia per la «ricerca di cose antiche nelle ruine della fu Capua», Marcianise con le cave per la fornitura di calce; Capua e l’attuale Santa Maria Capua Vetere per la fabbricazione di mattoni. Nel resto della provincia si aprirono cave di pietra, di tufo, si moltiplicarono i seminati per i cavalli e per il bestiame, gli oggetti di falegnameria, tutti i tipi di lavorati e rifornimenti vari. Del resto, nel 1774 il solo indotto della Reggia assorbiva oltre 2.000 lavoranti.

SAN LEUCIO. Nel 1778 Ferdinando ordinò la trasformazione del complesso del Belvedere di San Leucio in un edificio della seta che comprendeva una scuola normale, abitazioni per le maestre e i direttori, locali per la trattura, la filatura e la tintura della seta. L’appartamento reale, poi, comunicava con le stanze dei telai. Negli anni appena successivi si costruì una grande filanda, i filatoi e i telai per le stoffe sotto la direzione di esperti stranieri. Nel mese di gennaio del 1789 il sovrano promulgò il codice di leggi che regolavano la vita della Reale colonia di San Leucio, noto come Statuto di San Leucio o Codice leuciano, quasi sette mesi prima dello scoppio della Rivoluzione francese. Con queste norme si stabiliva uno stipendio crescente in base al lavoro compiuto, l’abolizione delle doti matrimoniali e l’obbligo di uniformità degli abiti e di istruzione per tutti gli abitanti. L’esperimento leuciano raggiunse il suo apice quando il monarca volle ampliare il borgo per realizzare una città a pianta centrale denominata Ferdinandopoli, con al centro la grande piazza della seta. Questo sogno, tuttavia, non fu realizzato a causa dell’occupazione napoleonica (1806-1815).
Una eccellenza casertana come le produzioni di seta di San Leucio si possono ritrovare oggi in Vaticano, al Quirinale, al Cremlino, nello Studio Ovale della Casa Bianca, ed anche le bandiere Buckingham Palace sono realizzate con il tessuto leuciano.

Belvedere di San Leucio - Caserta
Belvedere di San Leucio - Caserta

CARDITELLO. Ferdinando, a partire dal 1780, riprese e potenziò l’organizzazione della Real tenuta di Carditello che, all’epoca dell’intronizzazione di Carlo sul trono di Spagna, era rimasto allo stato germinale, portandone l’estensione ad un circuito di 12 miglia. Nel 1787 fece edificare il Real Casino sotto la direzione dell’architetto Francesco Collecini. Nata come tenuta di caccia, divenne sotto Ferdinando IV quello che può essere definito il primo istituto sperimentale per la zootecnia in Italia, con gli allevamenti di bufale e cavalli. Del resto, qui nacque uno dei cavalli militari per eccellenza, la famosa razza Persano, i cui esemplari parteciparono alla carica di Izbušenskij, l’ultima carica di cavalleria classica nella storia che avvenne nell’agosto 1942 sul fronte del Don quando il reggimento Savoia Cavalleria sconfisse una forza di circa 2000 fanti siberiani.
Nella Tenuta di Carditello, inoltre, l’allevamento bufalino ebbe una valorizzazione tale per la produzione della mozzarella che tutt’oggi le particolari caratteristiche del latte di bufala, insieme alla sua lavorazione ancora artigianale, sono il fondamento del successo di questo formaggio. La mozzarella di bufala campana è oggi è il quarto prodotto DOP italiano in termini di produzione dopo il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il Gorgonzola. E quest’anno ha persino superato in Francia i consumi di Camembert, uno degli emblemi gastronomici francesi.

Reggia di Carditello
Reggia di Carditello

Tutti questi Siti Reali portati a compimento e ottimizzati da Ferdinando I di Borbone, al di là delle funzioni residenziale e ricreativa, furono concepiti come complessi dal marcato carattere produttivo, e quindi di beni redditizi, e tutt’oggi sono fonte di ricchezza, non solo turistica, per la nostra provincia grazie a questo sovrano.

Bibliografia
  • Caserta e l’utopia di S. Leucio. La costruzione dei Siti Reali borbonici, a cura di I. ASCIONE, G. CIRILLO, G. M. PICCINELLI, Roma 2012;
  • Carditello ritrovato, a cura di P. R. DAVID e V. DE MARTINI, Roma 2014;
  • “Lo Bello Vedere” di San Leucio e le Manifatture Reali, a cura di N. D’ARBITRIO e A. ROMANO, Napoli 1998.