Don Andrea Palmieri: un sindaco di Dragoni da ricordare

  • Storia

Uno dei protagonisti della comunità dragonese, nella prima metà del XIX secolo, è certamente Don Andrea Palmieri. Nato nel 1779 dal medico Angelo Maria e da Gaetana del Giudice, rimane orfano di padre in età giovanile; essendo unico figlio maschio, per le condizioni del tempo, è costretto a dedicarsi attivamente alla gestione del cospicuo patrimonio familiare. L’invasione delle truppe napoleoniche e l’incoronazione di Giuseppe Bonaparte re di Napoli segnano la fine della feudalità e la nascita dei Comuni, con la conseguente organizzazione amministrativa. La nuova organizzazione comunale – che sostituisce le Università del periodo feudale – prevede l’introduzione di numerose cariche pubbliche, riservate ad un numero limitato di Eleggibili, lista formata esclusivamente di rappresentanti di sesso maschile e con un reddito annuo di almeno 24 ducati. Nel Comune di Dragoni, a causa delle limitazioni, risultano iscritti nella lista degli Eleggibili soltanto 31 componenti, di cui molti imparentati.

Nel 1807 nasce la prima Amministrazione retta dal sindaco Felice di Fusco che annovera, tra i Decurioni – odierni consiglieri comunali –, Andrea Palmieri. Nel biennio della gestione associata tra i Comuni di Dragoni, Baia e Latina (1807/1808), Palmieri continua a mantenere la medesima carica di Decurione. Ascenderà alla più ambita carica di sindaco nel biennio 1811-1812, e per i meriti conseguiti otterrà dall’Intendente della provincia – figura che si avvicina all’odierno prefetto – la conferma per il successivo biennio 1813-1814. L’unanime designazione del Corpo Decurionale e dei Superiori – Intendente e Sotto Intendente di Piedimonte d’Alife – non trova, però, la disponibilità dell’interessato, il quale declina la nomina con la motivazione di dover seguire gli affari di famiglia e la cura della propria salute, come si evince dalla missiva seguente, indirizzata all’Intendente stesso:

Signore,
con venerato foglio datato li 4 gennaio, informata della mia onestà e probità, mi ha confermata nella carica di Sindaco per il biennio venturo. Signore io ringrazio V.E. di tanto onore, mi compatisce, ma io assolutamente non posso esercitare più una tale carica, avendola esercitata già per un biennio, poiché bastantemente ho sofferto interessi, nonché di famiglia, ma quel che più mi preme sono gli discapiti della salute, che molto l’ho perduta. Ed esercitando, da fine, per un altro biennio, io sicuramente verrei a perire. Sicché, dunque, rinuncio assolutamente all’officio di Sindaco. Ho esercitato anni due a tenore della legge e voglio ora godere li vantaggi della legge medesima, con esser dimesso dal suddetto impiego. Gli “onori” e li “pesi” devono dividersi equamente tra i cittadini.
Mi ripeto con la solita stima. Andrea Palmieri

Palazzo Palmieri a Dragoni
Palazzo Palmieri a Dragoni

Nonostante la rinuncia alla carica sindacale, tuttavia, Palmieri non otterrà il desiderato riposo, perché verrà subito reinvestito della carica di Decurione fino al 1819. Dopo soli tre anni è costretto ad accettare, nuovamente, la carica di sindaco per il triennio 1822-1824. La vita politica, però, non si esaurisce alla fine del mandato perché continuerà a rivestire le cariche di Decurione, Capo Urbano – responsabile delle forze dell’ordine comunali – e Cassiere comunale, salvo brevi parentesi, fino alla morte, avvenuta nel 1851.

Come tutti i personaggi più in vista, Don Andrea annovera attestati di stima, rispetto e riconoscenza da una fazione della popolazione e anche da Organi Pubblici Distrettuali per le sue capacità, prestigio e autorevolezza. Tra gli attestati di stima appare doveroso rammentare l’unanime schieramento dell’intero Decurionato, nel 1811, a favore del sindaco Andrea Palmieri, gravemente offeso e minacciato dal Decurione Don Domenico Iadone, medico, che sarà poi costretto a dimettersi dalla carica decurionale. Analoga stima gli viene tributata dai vari Sotto Intendenti del Distretto di Piedimonte.

Nel 1833 il Decurionato, chiamato al rinnovo delle cariche, propone nuovamente Palmieri al primo posto della terna per la carica di sindaco; scelta subito contestata dall’interessato. Similmente, nel periodo cruciale delle lotte tra famiglie negli anni 1840, il Capo del Distretto ritiene che per riportare ordine e disciplina nell’Amministrazione di Dragoni occorre una figura autorevole e di prestigio, per cui suggerisce all’Intendente il nominativo di Don Andrea Palmieri, scelta naufragata per espressa rinuncia dell’interessato.

Stemma della famiglia Palmieri di Dragoni
Stemma della famiglia Palmieri di Dragoni

Oltre ai riconoscimenti pubblici, Don Andrea si distingue anche per atti di liberalità, come ad esempio:

  • costituzione della dote per il proseguimento della carriera ecclesiastica del futuro sacerdote don Andrea del Giudice, figlio del cugino Pasquale;
  • tutela del minorenne Nicola, rimasto orfano del padre in tenera età, figlio della cugina Nicoletta del Giudice, contro i parenti e le Autorità Ecclesiastiche che reclamano diritti sui beni ereditari paterni;
  • aiuti a famiglie bisognose e interventi in favore della Chiesa.

Non mancano, però, critiche serrate da parte di oppositori, quali:

  • Il decurione Don Domenico Iadone che pubblicamente ingiuria e offende Palmieri nella funzione di sindaco;
  • Don Francesco de’ Parrillis che accusa Don Andrea per l’occupazione di una strada di campagna, impedendogli di accedere ai propri fondi;
  • Don Carlo de Magistris, sacerdote Don Francesco de Tutiis e Don Ortensio de Franza che ricorrono contro Don Andrea per abusi e calunnie, come si evince dalla nota seguente:

Eccellenza, egli con ciò fa ristretto il dominio comunale, il pascolo alle greggi, incomoda i cittadini ad andare per altre strade lunghe e tortuose, con questi ed infiniti altri modi cruccia, depaupera ed opprime i miseri cittadini. Implorano il potere dell’Eccellenza Sua perché Andrea Palmieri restituisca, ad essi, subito, nel primiero stato, le due strade usurpate, senza obbligare i cittadini medesimi ad estendere i loro clamori fino al “Regio Trono”, contro tal flagello ed oppressore.

Don Andrea Palmieri cessa la sua vita terrena il 22 luglio 1851 senza eredi diretti, essendo celibe. Per perpetuare il proprio nome preferisce lasciare il suo sostanzioso patrimonio ad un bambino omonimo, figlio di un lontano parente di Faicchio, preferendolo ai cugini diretti di Dragoni.

A distanza di circa due secoli non spetta a noi giudicare l’operato di questo personaggio, ma riteniamo doveroso ricordare, a noi stessi e alle future generazioni, l’esistenza di quest’uomo che, comunque, ha dedicato gran parte della propria esistenza per la comunità di Dragoni.