Calvi medievale

La Cattedrale di San Casto. La cattedrale romanica è il monumento più rappresentativo del medioevo caleno. La costruzione risale all’XI secolo, all’epoca in cui era vescovo di Calvi Falcone II. Gli elementi di maggior rilievo sono: il portale, la cattedra episcopale, l’ambone, la sagrestia, la cripta. Il portale presenta un archivolto scolpito in bassorilievo, raffigurante animali e decorazioni vegetali e terminanti alla base con figure umane. La stupenda Cattedra episcopale è considerata insieme all’ambone una delle più rare e significative testimonianze della scultura romanica in Campania. Il trono di marmo è stato datato tra il XII e il XIII secolo: è sorretto da due animali bardati (forse tapiri) mentre due leoncini sono collocati alla base del trono, come se stessero a guardia. L’intero manufatto – spiega Carcaiso – è ispirato a motivi e decori propri dell’arte islamica, arrivata in Campania al seguito dei Normanni di Sicilia.

Anche il pergamo, appare influenzato da modi di estrazione islamica e bizantina. Il pulpito di marmo è sorretto da due colonne con capitelli sormontati da un architrave a bassorilievo e raffigurano una scena di vendemmia con baccanti (sec. XI). Le colonne poggiano su due leoni di marmo con le teste rivolte all’altare. La cassa dell’ambone poggia su una lastra marmorea nella cui parte mediana emerge una figura umana stilizzata. Molto suggestiva è la cripta, situata sotto il presbiterio e costituita da piccole volte a crociera sostenute da una serie di antiche colonne, di marmo e di granito, che furono asportate dagli edifici in rovina dell’area archeologica calena. Molto bella e anche la Sacrestia dove sono stati affrescati da Angelo Mozzillo (1780) i busti dei vescovi di Calvi. La cattedrale conserva anche una “lastra di sarcofago” di epoca longobarda (fine VIII sec.), scolpita a bassorilievo, nella cui parte centrale e’ rappresentata la Contessa Gualferata, nobile longobarda di Calvi.

La Basilica paleocristiana San Casto (IV sec d C). Sono rimasti i resti in opus latericium che affiorano tra i piloni del ponte dell’autostrada. Fu innalzata sull’area della palestra romana. Presenta gli avanzi di una camera sepolcrale absidata. E nell’abside, sotto il pavimento, sono stati rinvenuti quattro sarcofagi. Calepodio, vescovo di Calvi nel 307 d.C. vi edificò un altare in onore del suo predecessore San Casto e vi collocò il corpo del Martire. È lecito supporre – spiega Carcaiso – che in uno dei quattro sarcofagi rinvenuti sia stato sepolto il corpo del martire San Casto. Nell’area cimiteriale di San Casto Vecchio sono state portate alla luce due importanti lapidi: la prima è quella del vescovo Giusto attualmente murata nella cripta della cattedrale. Giusto fu vescovo di Cales dal 5 marzo del 488 al 5 febbraio del 492. La seconda lapide era stata messa sulla tomba di Celerio Giustiniano, un bambino di Cales che visse appena 5 anni.

Il Castello angioino – aragonese secondo lo storico Erchemperto di Teano, nell’879 Atenolfo conte longobardo di Calvi iniziò la costruzione del castello e da qui nell’887 si avviò alla conquista della Contea di Capua. L’attuale castello però non è quello costruito da Atenolfo né quello dei successivi signori normanni. Nella sua attuale struttura è da ritenersi di epoca angioina o più probabilmente aragonese. Il castello aveva una funzione di controllo sulla Via Latina ed era circondato da un ripido fossato. Oggi si presenta con pianta quadrata e con quattro torri cilindriche angolari che serrano delle cortine murarie innalzate su una base scarpata ed un rodendone. Sia le torri che le mura non presentano bertesche, né merlature, né caditoie per la difesa piombante. Tutti questi elementi costruttivi furono eliminati perché costituivano solo un facile bersaglio per i cannoni. Altra caratteristica delle torri calvesi è data dal fatto che non risultano piene nella loro parte interiore come accadeva nell’alto medioevo, bensì vuote, con varie finestrelle e feritoie dietro le quali trovavano posto i balestrieri e gli archibugieri. La “scarpa” serviva a tenere lontano dalle merlature le torri e a diminuire il pericolo delle mine sotterranee, scavate in gallerie sotto le mura.

Castello di Calvi Risorta (Caserta)

Grotta affrescata dei Santi X sec. d.C. Di origine eremitica, a pianta rettangolare, misura 15 m x 6. Sulle sue pareti sono state dipinte ad affresco, ad un’altezza quasi naturale, le figure di una cinquantina di Santi. Sull’abside vi è raffigurato un Cristo fra due Angeli. Ai lati si notano San Pietro, San Paolo, San Tommaso, San Martino e San Nicola. Ai piedi dell’abside vi è la Madonna assisa in trono con il Bambino sulle ginocchia. La parete di sinistra presenta San Michele Arcangelo nell’atto di pesare un uomo (San Lorenzo?). Segue l’illustrazione della leggenda di San Silvestro. Sulla parete destra vi è una bellissima Crocifissione con Maria e Giovanni. Oggi sotto lo scialbo di calce si intravedono ancora “Il Cristo Pantocratore tra Angeli e Santi”, la bella Crocifissione, San Paolo ed il martirio di San Lorenzo. Le immagini dei santi Cosma, Barbara, Simeone e Giovanni Battista, furono trafugate con la motosega e poi recuperate ed esposte nel Museo del territorio nella Reggia.

La grotta delle Formelle (XI sec.), situata ai margini del Rio dei Lanzi, fu utilizzata come sepolcro da Pandolfo (vissuto intorno al 1023) e da sua moglie Gualferada (la cui lastra di sarcofago è conservata nella Cattedrale). Quasi del tutto saccheggiata degli affreschi, presenta brandelli di un affresco dell’Ascensione. Le salme di Pandolfo e Gualferada vennero tumulate nella piccola grotta che si apre sulla parete. Nella parte inferiore della parete è situata una porta che apre un piccolo ambiente nel quale si suppone fossero collocate le tombe: ai lati della porta erano affrescati due file di Santi, 5 a sinistra e 6 a destra, che sono diventati ormai del tutto indecifrabili. Nel registro centrale è rappresentata la Madonna in preghiera; ai suoi lati vi sono due angeli ed il gruppo dei 12 apostoli. Al di sopra vi è raffigurata l’Ascensione di Cristo al Cielo. La decorazione della cappella si deve a Icmundo. Col passare degli anni le Grotte affrescate (questa e quella detta dei Santi), sono rimaste sempre più abbandonate, da permettere ai ladri di rubare gli affreschi con la motosega. Un danno irrecuperabile.

La chiesa vecchia di San Nicandro (1106 d.C.). È la prima chiesa intitolata a San Nicandro nella frazione di Petrulo. Conserva ossari e marmi. Ristrutturata dagli stessi fedeli una dozzina di anni fa, oggi è abbandonata tra le ortiche, senza porte e con ancora i materiali di risulta all’interno. Completamente aperto l’accesso alle sepolture delle cavità ipogee.

La chiesa di San Nicola a Zuni. La chiesa fu costruita come cappella patrizia dal barone Luigi Zona nel 1623, poi, il 16 ottobre 1695, diventò parrocchia e luogo di culto della congrega di San Nicola, riconosciuta il 29 giugno 1776 dal re Ferdinando IV di Borbone. L’ interno è a tre navate: quella centrale è absidata. La volta a botte incannucciata e lunettata. Lungo la navata destra conserva un’Assunzione ed una “Vergine con Bambino tra San Domenico e Santa Caterina”; sul presbiterio una pregevole “Resurrezione con San Casto e San Nicola”, di scuola napoletana donata nel 1727. Nelle cavità ipogee si conservano le sepolture del Barone Luigi Zona e del fratello Muzio, protomedico alla corte di Carlo V di Borbone a Madrid.

Il Casino Reale nel Demanio di Calvi (1797) (a Sparanise). Oggi del Casino Reale borbonico di Calvi è rimasto solo il rudere sfondato della Cappella Reale, sebbene sia stato un importante Casino di caccia che ha visto tra le sue mura i re Carlo e Ferdinando IV di Borbone, i figli di questi Francesco I, Leopoldo Principe di Salerno e il nipote Ferdinando che poi diventò re Ferdinando II. La presenza di Ferdinando IV a Calvi è documentata già dal 6 gennaio 1797. Questo rudere vide anche il famoso pittore di corte Philip Hackert, gli architetti Collecini, Carlo e Ferdinando Patturelli e la contessa Maria di Floridia. Qui, infatti, Ferdinando IV intraprese una lunga corrispondenza con quella che diventò sua moglie morganatica. Calvi allora era città Reale anche nel nome. Così infatti viene definita nella Pianta del 1725. Oggi la Cappella Reale è completamente abbandonata. Dalle Piante della Tenuta e del Casino reale prodotte dall’architetto Notarangelo, invece, si può capire la vastità del complesso: 3.869.000 mq di superficie, il Casino Reale 1248 mq (con 12 stanze e due saloni al primo piano, 14 stanze, la cappella, il fienile e due stanze al pianterreno). Poi un casone di 2174 mq ed una casina di 176 mq, per un totale di 4485 mq di superficie abitativa. Davanti al casino, c’erano uno spiazzo ellittico per le corse dei cavalli, un bosco e 13 parchi.